FOCUS – La mano del meccanico

La mano del Meccanico non è solo una officina, ma anche un punto di riferimento per tutti gli appassionati di enduro della zona di San Casciano Val di Pesa, comune a circa trenta chilometri da Firenze, che volessero aggregarsi e conoscere nuovi amici con cui condividere le uscite in moto.

 

 

Il Branco del Chianti è il nome di questi enduristi, lo spirito è quello di condividere una bella giornata di enduro a prescindere dalle doti di guida. Se volete contattarli per conoscerli e scoprire in moto la zona basta andare sulla pagina Facebook de: La Mano del Meccanico e mandare un messaggio.

La Mano del Meccanico è quella di Francesco Becucci, da sempre nel mondo del tassello, prima come pilota e poi come meccanico nelle gare di enduro. Dal 2017 Francesco ha aperto la sua of cina che funge anche da punto di ritrovo e di aggregazione per i numerosi enduristi locali.

 

Memories – The first Kraken Treffen

Testo: Thomas Brazzova
Foto: Ricky Ciani

Questa parola stuzzica la mia curiosità da ormai troppi anni e la voglia di tuffarsi in nuove avventure è alta. Il tempo trascorso su asfalto è stato tanto ed è giunto dunque il momento di fare un passo avanti e iniziare a provare l’ebrezza dell’enduro. La considero una sorta di “seconda vita”, di “rinascita” motociclistica per me e la mia vecchia compagna di giochi, una Yamaha XTZ 750 del ’91 che continua a marciare sempre bene.

Da neofita nel campo enduristico scelgo come prima esperienza il Kraken Treffen che, per coincidenza, è proprio alla sua prima edizione. L’evento è stato organizzato in una domenica dei primi di ottobre dai fratelli Ravazzini, del Moto Club Cross Valley di Castellarano, dedicato a mono e bicilindrici con peso oltre i 150 kg, e un percorso ad anello di circa 160 chilometri disegnato tra le valli dell’Appennino tosco-emiliano. Completata l’iscrizione con un certo scintillio negli occhi e preparata l’attrezzatura necessaria, mi metto in moto il sabato sera in direzione Sassuolo e poi Castellarano.

Il viaggio in autostrada è un mix di emozioni: sono agitato e adrenalinico allo stesso tempo perché non ho idea di cosa mi aspetterà il giorno seguente e giunto a destinazione mi fiondo a dormire per essere pronto e il più riposato possibile.
La mattina la sveglia suona presto, il ritrovo è previsto alle 7.30 davanti alla Rocchetta medioevale nella piazza centrale del paese dove l’accoglienza degli organizzatori è calorosa e si entra subito in sintonia con tutti.

Carico la traccia sul GPS fornitami dall’organizzazione, ricevo i gadget dell’evento e mi gusto subito una colazione abbondante preparata e offerta dal Moto Club. Poco alla volta arrivano tutti i partecipanti e ben presto dopo i convenevoli iniziamo a raccontarci storie di viaggi e di avventure trascorse e ne approfitto per spiare le loro moto e valutare eventuali modifiche da apportare alla mia.
L’ambiente diventa ben presto amichevole, il che fa distendere i nervi e alle ore 9 precise siamo pronti per partire.

Durante un breve briefing, ci viene comunicato che purtroppo a causa delle forti piogge dei giorni precedenti e la concomitanza del Campionato Italiano Under 23 di enduro che segue la nostra stessa traccia, i primi 40 chilometri saranno di asfalto.  Digerita la notizia di non potermi buttare a capofitto subito sullo sterrato, non posso fare altro che gustarmi il paesaggio mattutino dell’Appennino emiliano.

Guidiamo con tranquillità attraverso le valli adiacenti incontrando i partecipanti della manifestazione preannunciata fino a giungere al Castello delle Carpinete, dove ad attenderci troviamo subito un veloce ristoro ed una vista mozzafiato sul panorama circostante. Qui ne approfitto e inizio a interrogare i compagni più “rodati” sulla tecnica di guida da adottare nei chilometri a venire con una moto pesante come la mia.

Con pazienza vengo istruito su come bilanciare i pesi col corpo guidando in piedi, come affrontare le curve strette, le salite impegnative e le discese fangose più insidiose. Immagazzinate tutte le informazioni ammetto che una leggera preoccupazione mista ad adrenalina inizia a sfiorarmi, ma non è il momento di vacillare e la voglia di sentire il terriccio sotto le ruote è tanta.

Ci rimettiamo in moto e dopo pochi chilometri finalmente si imposta la traccia off-road sul GPS e ci si butta decisi verso la cima del Monte Orsaro. Ora si che si fa sul serio, metto in pratica subito il primo consiglio su come affrontare la salita: giocando con la frizione, tengo il gas sempre aperto, anche quando sento la gomma perdere grip. Rimango concentrato e metro dopo metro inizio ad acquistare sempre più feeling. Passato il primo chilometro finalmente mi gusto la scalata verso la vetta dove il terreno si fa meno impegnativo quando alla pietraia si sostituisce una mulattiera più lineare e meno ripida mi concedo qualche curva “spazzolando” la terra.

Dei circa 150 km previsti ne ho percorsi già la metà e il primo pensiero è che se i rimanenti saranno così, ci sarà da divertirsi!
Giunto in cima attendiamo l’arrivo di tutti, ingraniamo la prima e ci tuffiamo verso valle.
La discesa è meno disinvolta nonostante il terreno sia meno impervio, ma non mi scoraggio e superato il timore iniziale mi alzo in piedi sulle pedane, guardo lontano e mi si apre un mondo. Adesso si che si ragiona e i chilometri successivi sono finalmente entusiasmanti e godendomi la discesa in men che non si dica raggiungiamo il secondo ristoro presso il rifugio del Monte Orsaro.

Dopo un pranzo con i fiocchi e qualche aneddoto dei più esperti, ci rimettiamo in sella in direzione degli sterrati e inizio a intravedere i primi tratti fangosi che mi fanno vacillare.
Non mi perdo d’animo e proseguo imperterrito. Poco dopo però, un’improvvisa pozza di fanghiglia mi trascina a terra. Sconfortato, con l’aiuto di due ragazzi con cui ho condiviso i chilometri precedenti, risollevo la moto e noto la leva del cambio piegata.

 

Saltati i primi chilometri a causa delle ingenti piogge cadute nei giorni precedenti, finalmente parte la traccia sul gps che ci porta ad infangarci un po’.

Con una chiave a tubo provvedo subito alla riparazione e mi rimetto in marcia ripetendomi che c’è sempre una prima volta e non è il momento di perdere la concentrazione o di scoraggiarsi!
L’ultimo tratto del percorso ci porta lungo il corso del torrente Dolo fino al fiume Secchia, un tratto veloce e piacevole che mi fa ben presto dimenticare la caduta precedente e divertire negli ultimi chilometri di sterrato scorrevole della giornata.

Giunti nuovamente vicino a Castellarano, terminiamo il percorso presso l’Aia del Mandorlo, dove ad attenderci ci sono gli organizzatori dell’evento e una splendida griglia colma di carne. Parcheggiate le moto, ci gustiamo il meritato riposo e condividiamo i momenti della giornata appena trascorsa. Sporco e soddisfatto mi ripeto che, nonostante sia stata la mia prima vera esperienza enduristica, non me la sono cavata per nulla male e per chi come me si cimenta per la prima volta in un raid, la guida è stata faticosa ma appagante.
La traccia è alla portata di tutti e si è rivelata impegnativa al punto giusto per farmi divertire.

Consapevole dell’esperienza appena trascorsa mi rimetto in moto sulla via del ritorno verso casa. Ripercorro mentalmente passo dopo passo la giornata con la stessa emozione della mattina e nella testa non posso fare altro che pensare già ai prossimi raid a cui parteciperò, Kraken Treffen compreso! Ma attenzione… la prossima volta non sarà più da “neofita”!

I ristori del Kraken Treffen
Questa prima edizione del Kraken Treffen svoltasi a Castellarano, in provincia di Reggio Emilia, ha stupito i partecipanti con ben quattro originalissimi ristori.

L’amico Thomas ha già raccontato la sua prima esperienza in enduro e sul percorso, perché quindi non menzionare un’altra parte fondamentale dell’evento, disciplina dove spesso i partecipanti raggiungono livelli tutt’altro che amatoriali, ossia i ristori.

PRIMO RISTORO
Abbondante colazione offerta dal motoclub Castellarano con caffè, succhi di frutta, ben 10 differenti torte fatte in casa e biscotti caserecci con mandorle e cioccolato. Era quasi un peccato partire per il giro.

SECONDO RISTORO
A circa due ore dalla partenza, situato a Carpineti, un suggestivo Borgo medioevale che sembrava galleggiare sopra le nuvole, c’è stato il secondo ristoro. Ad accoglierci, un manipolo di signore vestite da ancelle. La tavolata a buffet è stata allestita con spuntini salati di ogni tipo, dalle verdure agli affettati con pane, pizza, salumi, formaggi e quant’altro possa venire in mente, tutto rigorosamente artigianale con ingredienti del luogo e annaffiato da un golossissimo lambrusco tipico delle zone collinari limitrofe. Ripartire dal secondo ristoro è stato il vero “hard” della giornata.

TERZORISTORO
A Monte Orsaro, a 1520 mt di altitudine, iniziamo a vedere le prime piste da sci e fermiamo al penultimo ristoro, quello del pranzo. L’aria si è rinfrescata ma per fortuna veniamo accolti all’interno di un suggestivo rifugio di montagna e dove ci vengono offerte altre prelibatezze caserecce come l’Erbaccione, polenta fritta, focaccia farcita alla mortadella e penne pomodoro e guanciale. Un lambrusco spumeggiante fa da cornice a questo capolavoro culinario totalmente “homemade”. Scaldarsi qui è stato un piacere sublime.

QUARTORISTORO
Verso le 16:30 arriviamo a Castellarano nel parco sopra la rocca dalla quale siamo partiti, dove ci aspetta parte dello Staff per deliziarci con una mega grigliata con salsiccia, spedini e Spritz in caraffe.

CONCLUSIONI
Sia a livello storico, colturale che culinario, il Kraken Treffen mi ha davvero stupito, è stato un raid davvero sorprendente.

Peccato per la scarsa affluenza dei partecipanti, scoraggiati dalle previsioni meteo. In realtà la giornata si è rivelata perfetta con un bellissimo percorso attraverso paesaggi mozzafiato. Sicuramente l’organizzazione ha saputo prendersi cura dei partecipanti curando bene questa prima edizione e abbinando al giro in moto dei ristori perfettamente organizzati e dall’alto livello qualitativo.

Il bilancio delle calorie a fine giornata è stato un po’ in controtendenza rispetto agli altri raid. Di solito dopo una giornata di moto torno più leggero di quando sono partito, questa volta sono rientrato con almeno un chilo in più.

Per info sull’edizione 2019 seguite l’evento faceboo: clicca qui!

VIDEO – L’enduro rende liberi… quantomeno di sognare!

Testo Angelo Gambino – Foto Lorenzo Refrigeri

E’ un paesaggio unico quello che risplende alle prime luci dell’alba tutto intorno al monte Beigua, ed il sorgere lento del sole sembra poter cancellare tutto d’un tratto il freddo di una notte appena trascorsa in tenda.

Sono circa le 07:00 di mattina, siamo a 1.200 metri ed il silenzio della natura che ci circonda è interrotto dal solo scoppiettare del fuoco, sullo sfondo le nostre moto, bianche di brina e pronte a ripartire.

 

EVENTI CONSIGLIATI – 4a Motocavalcata New Rat Race

E siamo a quattro!!! Il 5 maggio ci sarà la 4* edizione della nostra motocavalcata “New Rat Race”. Dopo il grande successo dell’anno scorso, il gruppo “Enduristi Da Tavola” è pronto anche quest anno a stupirvi, aggiungendo nuovi tratti entusiasmanti al nostro collaudato percorso, che oltre al puro divertimento enduristico, offre paesaggi mozzafiato. Il giro sarà di circa 100 km con tratti hard facoltativi.

 

 

A metà percorso, oltre al rifornimento di benzina, solito ristoro da 5 stelle con specialità casereccie che vi daranno la carica per affrontare la seconda parte della cavalcata. All’arrivo spogliatoi con doccia gratuita e un ottimo pranzo. Per garantire all’organizzazione di gestire al meglio la manifestazione, è fondamentale che tutti gli intenzionati a partecipare ci mandino un messaggio di conferma ai seguenti contatti:
William 3395798028 Francesco 3491468682 oppure scrivendo alla pagina fb  Enduristi Da Tavola.

I 40 anni di Cagiva

Domenica 16 Settembre presso lo stabilimento di MV Augusta a Schiranna, affacciato direttamente sul lago di Varese, si sono festeggiati i 40 anni di un marchio ormai storico ma ricordato con orgoglio da tutti i motociclisti, fondato dai fratelli Castiglioni nel 1978 e che avevano scelto come simbolo un elefantino.

Oltre ad un’accoglienza cordiale nei cortili dello stabilimento per più di un migliaio di persone ed oltre 200 moto Cagiva iscritte, si è avuta la possibilità di visitare un’area coperta in cui sono stati esposti e perfettamente conservati, molti dei modelli che hanno fatto la storia di questa azienda con i marchi Cagiva, Aermacchi, MV Augusta, Ducati, Moto Morini e Husqvarna.

Presenti molti piloti professionisti che hanno corso e vinto con queste moto negli anni passati, tra i quali abbiamo visto circolare ed intrattenersi con gli appassionati, Marco Lucchinelli, l’endurista Franco Gualdi ed il motocrossista Massimo Contini.

In esposizione i modelli da enduro, in particolare l’Elefant 900 con la famosa livrea bianca che ha partecipato e vinto due edizioni della Parigi-Dakar, quella vera, quando ancora si correva in Africa, ed alcune repliche dei partecipanti con le firme autografe sui serbatoi di Orioli e De Petri.

Un ospite d’onore è stato Primo Felotti, perfettamente in salute e a sua agio tra le moto nonostante i suoi 94 anni, personaggio molto conosciuto nell’ambiente per aver realizzato le carene ed i serbatoi dei prototipi più famosi ma non solo. Felotti è noto anche per il suo libro autobiografico “Una vita di corsa, memorie di un lattoniere” pieno di aneddoti originali nel mondo delle competizioni.

Un piacevole “motogiro” lungo le colline circostanti ed una sgasata collettiva in memoria di Claudio Castiglioni e dell’ingegner Tamburini, hanno caratterizzato la giornata, insieme all’inaspettato passaggio proprio sopra l’azienda della pattuglia acrobatica delle Frecce Tricolori.

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