RedMoto – CRF SPECIAL 2016

RedMoto presenta le CRF SPECIAL 2016 allargando la gamma anche ai modelli Cross.
Moto esclusive pensate per gli appassionati più esigenti!
Alla luce del grande successo riscontrato per il modello 2015 e nell’ottica di offrire al cliente finale un prodotto di massima qualità ad un prezzo molto accattivante, RedMoto è lieta di presentare al pubblico i modelli 2016 delle HONDA CRF ENDURO SPECIAL, nelle cilindrate 250, 300, 450 e 500.
Incrementando ulteriormente la dotazione del modello introdotto lo scorso anno, le ENDURO SPECIAL sono dotate di una serie di parti speciali di altissimo valore e sono proposte in due versioni che differiscono unicamente per il montaggio della Frizione Rekluse:
1) la prima, denominata SPECIAL REKLUSE CORE MANUAL, con un sovrapprezzo di € 1.600,00 rispetto alla moto di serie, dotata di frizione REKLUSE CORE MANUAL RINFORZATA. In questo caso il Kit montato ha un valore di oltre € 3.740,38 con un risparmio totale per il cliente finale di circa € 2.150,00.
2) la seconda denominata SPECIAL CORE EXP, con un sovrapprezzo di € 1.800,00, rispetto alla moto di serie, dotata di frizione REKLUSE CORE EXP AUTOMATICA. In questo caso il Kit montato ha un valore di oltre € 3.947,53 con un risparmio totale per il cliente finale di circa € 2.150,00.

Di seguito l’elenco delle modifiche apportate sulle nuove ENDURO SPECIAL 2016, dove si può notare che per quest’anno i brand utilizzati sono considerati tra i migliori del panorama mondiale.
ELENCO PARTI SPECIALI MONTATE SULLE CRF ENDURO SPECIAL
• Impianto elettrico semplificato
• Copertina sella anti scivolo blackbird
• Ruota anteriore con cerchio excel e mozzo ricavato dal pieno
• Ruota posteriore con cerchio excel e mozzo ricavato dal pieno
• Corona speciale supersprox
• Piastre forcella xtrig regolabili ricavate dal pieno
• Manubrio domino ø28 senza traversino con paracolpi
• Tubi liquido radiatore in silicone blu
• Kit tappi motore xtrig ricavati dal pieno
• Tappo pompa freno xtrig anteriore ricavato dal pieno
• Tappo pompa freno xtrig posteriore ricavato dal pieno con serbatoio maggiorato
• Tirante freno posteriore xtrig ricavato dal pieno
• Rinforzi radiatore in allumnio
• Ventola di raffreddamento
• Raschiafango forcella skf
• Cavetto sicurezza leva freno posteriore xtrig
• Estrattore perno ruota anteriore xtrig ricavato dal pieno
• Estrattore perno rota posteriore xtrg ricavato dal pieno
• Staffa supporto pinza posteriore xtrig ricavata dal pieno
• Portatarga racing circuit
• Frizione rekluse core manual o core exp

Montesa 4RIDE

Per questa nuova stagione 2016, Montesa ha deciso di presentare la nuova 4RIDE, un modello che giunge sul mercato per riprendere il concetto introdotto dal marchio con i modelli Cota 247 e Cota 348.
Certamente, vedendo questa nuova 4RIDE, in molti potranno riconoscere alcuni aspetti del modello Evasión, che era focalizzato sul Trial escursionistico e che derivava direttamente dalla Cota 310, la sua versione da Trial.
Così, 25 anni dopo, prendendo in considerazione la grande domanda e le mutevoli esigenze dei clienti, Montesa ha deciso di tornare sul concetto “adventure” del Trial, una delle più spettacolari discipline del fuoristrada.

KTM Richiamo modelli Offroad

KTM annuncia una campagna di richiamo su alcuni modelli EXC, SX e FREERIDE che potranno essere controllati gratuitamente presso la rete dei concessionari ufficiali KTM.

Modelli: 250, 350, 450, SX-F / XC-F / EXC-F, EXC Six Days – MY 2016
Difettosità
: Dado di tenuta pompa benzina.
Durante lo svolgimento di regolari controlli effettuati sul processo di produzione, tecnici KTM hanno riscontrato una irregolarità nel dado in alluminio che serra la pompa benzina al serbatoio e questo potrebbe causare problemi di tenuta e la conseguente fuoriuscita incontrollata di carburante.
Il difetto è da ricondurre a un errore del fornitore che realizza il componente.

Modelli: 250, 350, 450 SX-F MY 2016
Difettosità:
Raccordi carburante
Irregolarità nel processo di produzione dei raccordi flessibili del carburante possono causare la fuoriuscita incontrollata di benzina dalle pieghe o dalle estremità dei raccordi stessi.

Modelli: Freeride 350, Freeride 250R MY 2014-2016
Difettosità
: Sfiato del serbatoio
Indagini svolte su alcuni modelli circolanti, hanno evidenziato che in casi di utilizzo estremo della moto, possono verificarsi problemi di sfiato del serbatoio, che di conseguenza possono causare fuoriuscire di carburante.
Nei 3 casi sopracitati, il carburante fuoriuscito potrebbe provocare danni o principi di incendio ai veicoli.

Per garantire l’efficienza, la sicurezza e l’affidabilità dei mezzi, KTM ha inviato una raccomandata a tutti i proprietari dei veicoli interessati per informarli sulle motivazioni che hanno generato la campagna di richiamo.
Per effettuare l’eventuale intervento, completamente gratuito, è necessario rivolgersi a un concessionario ufficiale KTM.
Per informazioni sulla rete dei dealer KTM: http://www.ktm.com/it/concessionario-assistenza/ricerca-concessionario.html

701 Enduro – Husqvarna

Husqvarna ha annunciato l’aggiunta di un modello alla sua linea, la 701 Enduro.
Per coloro che hanno familiarità con la gamma KTM, è facile intuire la somiglianza con la KTM 690, ma il marchio bianco ha alcune caratteristiche uniche che rendono la 701 una macchina diversa.
Il nome è un po’ ingannevole in quanto il motore è un 690 cc, monocilindrico, doppia candela. C’è un sacco di tecnologia in questa macchina tra cui un acceleratore fly-by-wire, mappe motore selezionabili, ABS specifico per il fuori strada.

La 701, come tutte le Husqvarna, ha un telaio in acciaio, ma unico per questo modello, il controtelaio posteriore è anche il serbatoio del carburante.
Chi ha avuto il piacere di visitare le ultime due edizioni del salone EICMA di Milano avrà forse rivolto allo stand KTM uno sguardo a metà strada fra l’ammirato e il curioso.
Se da un lato, infatti, c’era il rischio di perdersi tra le tante novità proposte dalla casa austriaca, dall’altro sorgeva il dubbio su come due realtà, fino a poco tempo prima dirette concorrenti, potessero convivere sotto lo stesso tetto.
Stiamo naturalmente parlando di KTM e dell’acquisto da parte di quest’ultima della svedese Husqvarna.
A metà anni ’90 KTM rilevò, infatti, il marchio Husaberg, nato da una costola della stessa Husqvarna quando questa fu acquistata dal gruppo Cagiva dei fratelli Castiglioni. Husaberg era un marchio forte in Europa, ma quasi sconosciuto negli altri continenti, soprattutto in America.
L’operazione servì a mettere a punto un “sistema di piattaforme” (ampiamente in un uso nel settore automobilistico) per ottimizzare progettazione e produzione.
In sostanza massima condivisione, per quanto possibile, dei componenti di motore e telaio fra i diversi modelli dei due marchi.
Con l’acquisto di Husqvarna KTM ha messo quindi a frutto l’esperienza accumulata con Husaberg, sfruttando questa volta la proprietà di un marchio assai più prestigioso a livello mondiale.
Ad oggi la produzione Husaberg si è di fatto fusa con Husqvarna che è l’unico marchio sopravissuto di casa KTM.
Apprendiamo quindi dalle parole stesse di Pierer come la principale ragione dietro l’acquisto di Husqvarna fosse proprio la notorietà che questa aveva, e tuttora conserva, a livello mondiale.
Un’arma in più da usare contro i concorrenti giapponesi.
Arriviamo però al nostro secondo interrogativo: come differenziare due marchi da sempre concorrenti e vicini nel cuore degli appassionati senza intaccare le rispettive quote di mercato o (cosa assai peggiore agli occhi dei fans motociclisti) senza che l’uno snaturi il proprio stile originario a favore dell’altro?
Sempre nella medesima intervista Pierer confessava che la volontà di KTM era quella di “mantenere comunque i contenuti dei due marchi separati”: più estrema e orientata alla competizione KTM, più soft e dal design più pulito e lineare Husqvarna.
A supporto di queste parole ci sono stati i modelli/prototipi che la proprietà austriaca ha presentato, appunto, alle recenti edizioni dell’EICMA.
Gli appassionati con la memoria più allenata ricorderanno già nell’edizione 2013 del salone milanese il prototipo “701” su base motard marchiato Husqvarna, poi riproposto in versione pressoché definitiva l’anno successivo.
Oggi sappiamo che la versione enduro del modello 701 sarà presentata a novembre al prossimo EICMA.
Per quanto ci è dato sapere le Husqvarna 701 prenderanno a prestito telai, motori, sospensioni ruote e abs dalle KTM 690 Enduro R e 690 SMC R proprio in virtù del “sistema di piattaforme” sopra citato. I modelli 701 insieme ai prototipi stradali Svartpilen (freccia nera) e Vitpilen (freccia bianca) tracciano il futuro del nuovo stile Husqvarna.
Racconta Sebastien Stassin (responsabile stile in Kiska Design, azienda che da anni collabora con KTM) in una recente intervista rilasciata ad “Auto&Design”, come in casa KTM si stia lavorando a fondo per riposizionare il brand Husqvarna.
L’obiettivo è quello di disegnare una nuova famiglia di moto con un design moderno ispirato alla tradizione.
Tradizione che non significa riproporre linee retrò, ma recuperare uno stile fondato sui valori originari del marchio svedese.
Fra questi Stassin sottolinea quella “tendenza all’innovazione” da sempre presente nel DNA dei modelli Husqvarna.
Alla luce di questo pensiero risulta più facile comprendere anche il perché di certe scelte stilistiche.
Il bellissimo prototipo 701 del 2013 (le cui forme sono state riprese completamente nel modello di serie fotografato in questa pagina) è stato appunto il capostipite di questo nuovo corso: linee semplici e nel contempo estremamente originali e moderne.
Una sella che sale fino ad occupare lo spazio tradizionalmente riservato al serbatoio. Elemento quest’ultimo che troviamo invece posizionato nella generosa parte posteriore della moto.
La percezione finale è di una linea giocata su pochi elementi sapientemente raccordati fra loro.
L’estrema ricerca per un design essenziale che nella sua pulizia formale strizza un occhio al passato e con l’altro apre nuove strade di stile per il settore.
Tutta questa vivacità creativa non può che rallegrare gli appassionati che nel prossimo futuro avranno quanto basta per farsi luccicare gli occhi.
La curiosità di scoprire come così “tanta roba” possa convivere sotto lo stesso tetto senza pestarsi troppo i piedi comunque resta.
Una cosa è certa: avremo di che divertirci!

REBEL X SPORTS

Nuovo Kit Rally con Controllo Trazione e connettività
WiFi

La Rebel X Sports presenta ufficialmente un nuovo kit da rally, questa volta per i modelli Ktm EXC 450cc e 500cc.
L’azienda, specializzata nello sviluppo e nella produzione di accessori per rally e adventure, lancia un kit totalmente rivoluzionario in quanto, per la prima volta in questo settore, viene introdotta la connettività WiFi da smartphone per la diagnosi della propria moto, oltre a un innovativo sistema di controllo di trazione a 10 livelli.
L’elettronica è il cuore di questo nuovo kit. Ricerca e sviluppo sono stati affidati allo specialista dell’elettronica Enrico Tomasin il quale, dopo un periodo di test a banco e prove dinamiche, è riuscito a creare una centralina che si adatta alle necessità dei rally, in cui velocità e gestibilità d’erogazione fanno la differenza.
Inoltre, grazie all’hardware GET, è stato possibile inserire il controllo di trazione con tanto di switch a 10 livelli sul manubrio, gestibile e modificabile direttamente durante la guida. Questo sistema di controllo di trazione si basa su degli algoritmi che agiscono sul rilascio della potenza, ottenendo così un mezzo che offre una trazione massima quando impostato sul livello 10, ma che può essere regolato in base al feeling che cerca il pilota.

Questa tecnologia, finora impiegata solo da team ufficiali, viene finalmente messa a disposizione di tutti, professionisti e amatori.

Sicuramente uno degli elementi più significativi di questo sistema è la connettività WiFi da smartphone, grazie al quale ogni pilota potrà, tramite un app gratuita scaricabile da iOS, Android e Windows, accedere alla propria centralina e modificare parametri e mappe (sono stati inseriti dei limiti in modo che anche un neofita non possa recare danni al motore), ma soprattutto non sarà necessario recarsi presso un concessionario ufficiale per accedere alla diagnostica della propria moto.
Grazie al modulo WiFi basterà connettersi ed effettuare la diagnostica per vedere se vi sono errori con TPS, picchi di temperatura, iniettori.
Questo sistema sicuramente riuscirà a evitare a molti piloti eventuali ritiri e situazioni di difficoltà.
Nei grandi rally nel deserto come la Dakar questo è un vero “game changer”: senza dover smontare la moto si conoscerà esattamente l’origine di eventuali guasti o errori legati al sistema di iniezione.
Studiata e sviluppata secondo le regolamentazioni della Dakar, questo kit presenta due serbatoi in plastica che possono contenere fino a 31,5 litri di benzina, garantendo una grande autonomia.
I serbatoi sono collegati con un tubo diretto con sgancio rapido a doppia valvola che favorisce un facile e rapido smontaggio, oltre a un consumo omogeneo grazie al principio dei vasi comunicanti.
Il serbatoio posteriore, essendo portante, è munito di telaietto completo e di una speciale cassa filtro ricavata al suo interno e pensata per favorire il flusso d’aria e la possibilità di montare il kit (opzionale) di un secondo iniettore.
La torre porta strumentazione è realizzata in alluminio ricavato dal pieno, con le varie staffe per antenne Gps, supporto Iritrack, scatola fusibili a 6 vie con entrata singola, tutto di serie.
Il kit è, inoltre, completo di strumentazione composta da porta roadbook con retro illuminazione, tripmaster e comando al manubrio in alluminio ricavato dal pieno, per comandare entrambi gli strumenti col solo uso del pollice.

L’impianto elettrico vede un’impianto separato plug&play per avere tutta la strumentazione separata dal cablaggio motore, che facilitare anche la risoluzione di eventuali guasti.
La presenza di un fusibile sotto la sella previene danni in caso di picchi di corrente.
Sotto la culla del telaio sono collocati un paramotore in alluminio spesso con un capiente vano porta attrezzi, un’apposita protezione per la pompa dell’acqua e un serbatoio d’acqua da 3 litri, obbligatorio nelle gare internazionali FIM.
Il cupolino è diviso in tre sezioni: la parte principale in plexyglass e le bandine laterali in plastica abs, per una flessibilità che ne evita la rottura in caso di caduta.
Il tutto viene montato tramite sganci rapidi in modo da poter intervenire rapidamente e senza attrezzi. Delle apposite protezioni radiatori sono presenti nel kit che, grazie alla loro versatilità, possono essere utilizzate sulla moto sia in versione rally che in versione enduro.
Sulla torre sono montati due fari LED da 1052 lumen ciascuno, che offrono una visibilità notturna molto più potente rispetto ai fari di serie montati sulle moto da enduro.
Presenti anche delle protezioni telaio con sezione in gomma antiscivolo che garantiscono un buon grip anche ad alte velocità.
Completa il kit le decalcomania 2016, realizzata in crystal e con una colla speciale, che rende difficile lo scollamento della grafica.
Il prezzo al pubblico per l’intero kit Rally EXC è di 6.890 euro iva esclusa, mentre per la moto nuova completa già assemblata 17.690 iva esclusa.
Moto e kit saranno in vendita dal 15 Settembre esclusivamente presso la Rebel X Sports – www.rebelxsports.com
Eleonora Dal Prà

ANDIAMO IN “DIAGONALE”

Diagonal Challenge San Marino

Testo: Romolo Ciancamerla
Foto: Alessio Rimoldi e Carlo Venturini

Ero già stato alla Diagonal “7 Castelli” di Pergola (PU), recensita sul n. 34 e, quando ho visto che il vulcanico Luciano Arcangeli (un pergolese trasferitosi in Belgio e nel Motorsport, auto e moto, da tantissimi anni) aveva deciso di replicare subito e stavolta si trattava addirittura di un Rally Raid “internazionale”, con partenza da San Marino, pernotto a Pergola e ritorno, iscrivermi è stata la immediata conseguenza. Non potevo terminare le vacanze di Agosto in maniera migliore! Il 29 Agosto incontro il mio nuovo compagno di marca, il pistoiese Carlo Venturini (uno degli ultimi piloti, oltre al Bubi Chinaglia con cui avevo fatto la “7 Castelli”, ad aver corso ufficialmente con una Gilera, avendo partecipato all’Italiano Motorally nei primi anni 2000) e lo “navigo” telefonicamente fino a San Marino alta, dove espletiamo le formalità della iscrizione e poi ci godiamo l’apericena offerta dall’organizzazione, familiarizzando con alcuni fuoristradisti che parteciperanno l’indomani al concomitante corso di cross/enduro tenuto da Alex Zanotti, evento parallelo al Rally. Nell’attesa di Carlo, ho già montato il GPS Tripy noleggiato dall’organizzazione (ci ho messo non più di cinque minuti, fantastico!), visto che si navigherà solo con traccia GPS, niente chilometrici fogli di Road Book stavolta. Entrerò nel mondo della navigazione digitale, la cosa mi entusiasma, anche se qualche dubbio mi rimane! A mezzanotte tutti a nanna: bivacco nel paddock della Baldasserona, crossodromo inerpicato su un fianco della collina di San Marino.
Si comincia bene, questo è il vero spirito del Rally: si dorme in furgone, in auto, in tenda, gli hotel sono per i professionisti!

La mattina successiva, poco prima dell’arrivo della gran parte dei partecipanti (essendo tutti dei dintorni, la maggioranza arriva in moto, da veri rallysti!) affrontiamo l’unico momento di panico della due giorni: veniamo a conoscenza che nella notte l’organizzatore, Luciano Arcangeli, era stato colpito da un dolorosissimo attacco di calcoli renali e si trovava ricoverato all’ospedale. Il suo amico e “aiutante” Eric Baes tiene un briefing in inglese (è o no un Rally internazionale?) e informa che, vista la situazione, chi pensava che sarebbe stato meglio non partire, avrebbe avuto restituita la quota di iscrizione (la fantastica cifra di 30 euro, ci pensate?). Tutti i partecipanti si guardano e, unanimemente, si decide di essere tutti sufficientemente adulti da poter gestire la situazione: siamo in poco più di venti (ma accidenti, con un programma come questo e con la irrisoria quota di iscrizione richiesta, che tutti siano ancora in vacanza?) ed abbiamo sei GPS quindi basterà gestire bene il gruppo e nessuno si perderà. Si parte! Tra scalciate e delicati tocchi di bottoncino tutte le moto dei partecipanti si accendono, e le moto non potrebbero essere più eterogenee: si va dalle splendide XT Replica Dakar 82 di Cosi e Olmeda, a svariate mono d’epoca, compresa la Gilera RC600C perfettamente preparata dal mio amico Carlo, fino alle bicilindriche (la migliore è il KTM dell’espertissimo Mirco Bettini) fino alla recentissima Honda 450 CRF Rally di Manuel Villa, con alcune moderne enduro 4T a completare il quadro e la mia piccola Frigerio Gilera 125, unica rappresentante del mondo 2T. Pochi chilometri di asfalto e poi si cominciano a percorrere sterrate e carrarecce, si capisce subito che stavolta il percorso sarà più invitante rispetto a quello della “7 Castelli”.
Si viaggia tutti in gruppo, e il ritmo, anche se allegro, consente di godersi i panorami delle colline del Montefeltro. Si incontrano splendidi casolari ristrutturati e in uno di questi, bellissimo e in una posizione da favola, ci fermiamo per una rinfrescante bevutina, necessaria a buttar giù la polvere che il clima secco ci regala. Anche la polvere è una componente che in un Rally che si rispetti non può mancare!
L’unico inconveniente tecnico capita proprio a me: dopo una cinquantina di chilometri la leva della frizione diventa burrosa e poi… tac… filo frizione rotto! Ed io penso che, finalmente, quello che in questi quattro anni di girate in tanti avevano tacciato di ‘leziosismo’, e cioè il filo della frizione di scorta fascettato a quello in uso, dimostrerà la sua validità a conferma che i vecchi seigiornisti, da cui avevo copiato la soluzione, la sapevano lunga. In cinque minuti il filo di scorta prende il posto di quello rotto (non senza aver avuto modo di verificare la preziosa completezza della trousse del K 990 dell’amico Roberto Manenti, che essendo dietro si era fermato con me) e si riparte senza spezzare il gruppone. Ancora stupendi sterratoni su cui far scodare all’infinito le nostre motorelle; alcuni di questi sono stati capaci di mettere alla frusta le moto più pesanti: alla fine di una discesa sterrata piena di tornanti il liquido dei freni dei bicilindrici avrebbe permesso di friggere all’istante una montagna di patatine! La navigazione col GPS Tripy, dopo l’iniziale affiatamento, si rivela semplice e intuitiva: la nota successiva è indicata in maniera chiarissima (anche per chi, come me, conosce già la presbiopia) e la distanza mancante decresce fino al suo raggiungimento, rendendo molto intuitiva la sua interpretazione.
Dopo 110 chilometri raggiungiamo Pergola, con una sosta per un invitante aperitivo a base di prodotti locali (immancabile il sapore di tartufo, presente nella miglior qualità in quella zona) presso l’Azienda Agricola Gentilini, sponsor della manifestazione.
Raggiunta la piazza principale, scopriamo un’altra delle sorprese che Luciano ci ha preparato: la sede locale della Protezione civile ha provvidenzialmente organizzato un’esercitazione che prevede l’istallazione di due grandi tende con una brandina e una coperta per ciascun partecipante, un bivacco in piena regola, geniale! Una bella tavolata ci regala piadina e affettati, giusto per completare l’aperitivo consumato da poco. Nonostante tutte le ‘distrazioni’, alla fine del pranzo sono solo le tre del pomeriggio e si comincia a discutere su come riempire il tempo fino alla cena: un’local’ lancia l’idea di raggiungere un posto dove si può fare il bagno nel fiume, soluzione perfetta per togliersi di dosso l’abbondante polvere. Il posto si trova vicino a Cagli, ad “appena” 25 chilometri da Pergola, ma per dei rallysti questo non può essere un problema. Anzi, visto che si va esattamente nel mio paese natale e mi ricordo ancora alcune belle sterrate per raggiungerlo, lancio l’idea… molti si erano già liberati dell’abbigliamento tecnico in favore di più pratici bermuda ed infradito, e allora via sparati in asfalto con una colonna di rallysti dall’aspetto assai ‘naif’. Il fiume ha assolto perfettamente alla funzione “spolverante”, anche se la temperatura semi-glaciale ha consigliato il bagno totale solo ad un paio di eroi e, comunque, si è dimostrato un ulteriore, bellissimo momento di aggregazione.
Al rientro, cena all’aperto, con prodotti locali a profusione e poi, ciliegina sulla torta: un giro in notturna di 50 chilometri! La cosa è stata organizzata all’ultimo minuto, ma ha raccolto subito l’entusiasmo del gruppo. Avevo già fatto una prima esperienza in notturna alla Anabasi Boon di Giugno e la cosa mi aveva entusiasmato, quindi questa ulteriore proposta del Diagonal non poteva che rendermi felice. Purtroppo, non sapendolo, non avevo portato il casco con fissato un proiettore led che all’Anabasi si era dimostrato fondamentale e, sorpresa poco piacevole, all’accensione dei fari mi accorgo che una delle due lampade, sollecitata dalle vibrazioni, deve aver reso l’anima a Edison! Poco male, stanotte si andrà a passo di passeggiata e c’è un plenilunio che di certo aiuterà. Guidare in fuoristrada notturno è un’esperienza che consiglio a tutti i fuoristradisti; si è concentrati sulla guida e i riferimenti che si usano di giorno devono essere stravolti ma, una volta che si prende quel minimo di confidenza, si entra in una sorta di trance da guida che ti fa percorrere lunghe distanze senza nemmeno accorgersene, almeno a me fa questo effetto. Percorriamo i primi chilometri dietro ad Alessio Rimoldi (l’uomo Tripy, che aveva provveduto a caricare la traccia subito dopo cena sul GPS di tutti), ma il piccolo faro della sua Suzuki non lo aiuta e la media è decisamente bassa: un paio di errori di percorso ci fanno vagare in un campo, con i fari che sciabolano nella notte. Solo l’esperto Bettini naviga correttamente e lo vedremo solo al rientro. A un certo punto il team Gilera prende le redini: io sul lato destro della strada a seguire le indicazione del GPS e Carlo Venturini sulla sinistra appena mezza moto indietro; con i fari delle due moto la strada diventa più visibile e la media si alza fino a raggiungere livelli diurni e, su certi tratti, forse anche superiori. Sono stati 50 chilometri bellissimi, ad ogni curva o tornante sembravamo due ballerini, con le moto che sbandavano all’unisono, un divertimento assoluto che neanche un incontro con un cane pastore assai nervoso e l’attraversamento della pista da parte di un cinghiale hanno potuto diminuire. Il GPS Tripy, in notturna, si dimostra ancora più vantaggioso che in diurna: su metà quadrante viene riportata la traccia per una estensione di 400 metri, il che dà una idea precisa di che cosa ti devi aspettare; specialmente nel caso di curve chiuse o tornanti che, nel caso di navigazione tradizionale, uno scopre all’ultimo secondo, costringendoti spesso a staccate al fulmicotone. La goduria finisce intorno alla mezzanotte e, una volta in piazza a Pergola, tutti in branda. La preoccupazione maggiore di quasi tutti i “bivaccatori” erano le possibili performance sonore del proprio vicino e, poiché lo spirito competitivo fa parte di tutti noi, ci si dà la buonanotte organizzando per il giorno dopo una classifica a punti, che avrebbe assegnato il premio “Respiro d’oro” a colui che avrebbe dimostrato le migliori doti canore. La stanchezza della giornata fa il resto e le brandine gentilmente offerte dalla Protezione civile non sarebbero potute essere più comode.

Sveglia alle 7 e colazione al bar di fronte al bivacco; l’argomento principale era il risultato del contest notturno: l’esperto Mirco Bettini vince a mani basse (l’esperienza rallystica non è la sua unica caratteristica), ma io spunto un onorevolissimo secondo posto e confermo che il prossimo anno mi allenerò duramente per superare il grande Bettini. Controllo alle moto e qualche intervento si rende necessario: il freno posteriore del Kappone di Bettini va a vuoto (la discesa di ieri ha colpito anche lui) ma il problema è rapidissimamente risolto. Purtroppo lo stesso risultato non si riesce ad ottenere su uno splendido TT 600 che piange olio: in pochi secondi spunta la mai abbastanza lodata ‘pasta bicomponente’, salvatrice di tanti Rallysti, ma stavolta non si riesce a ridurre del tutto il flusso oleoso e il proprietario decide di ricoverare il glorioso mezzo sul furgone dell’organizzazione che lo depositerà a casa sulla via di San Marino. Nel frattempo risolvo il problema del ‘gancio’ al mio socio Venturini: ottengo da Manuel Villa il road book cartaceo che aveva stampato giorni prima, usando la memoria del GPS Tripy (altro bel vantaggio di questo strumento); quando consegno il prezioso rotolo gli occhi del Carlo si illuminano e nel giro di due minuti il RB è montato e si può partire. Al primo tratto sterrato Carlo libera la manetta che aveva tenuto a freno il giorno prima e lo vedremo solo a qualche incrocio in paziente attesa; finalmente oggi la sua Gilera ha potuto respirare come sa fare. Il percorso, pur se non lo stesso del giorno precedente, è altrettanto appagante e tutti, ormai carburati a dovere, viaggiano ben più spediti. Devo fare una particolare menzione a un ragazzo (di cui non ricordo il nome, sorry) che viaggiava con Bettini: la sua V Strom non è certo la moto più adatta a questi percorsi, ma lui lo ha fatto tutto senza tagliare e senza farsi aspettare mai; questo dimostra che se si ha il giusto spirito ci si può avviare al Rally Raid con qualunque moto!
Le note si susseguono sul GPS senza sosta e a ogni nuova che si accende (segno evidente che si è correttamente in traccia) aumenta la confidenza con lo strumento; unico piccolo impappinamento vicino alla bellissima Rocca di Sassocorvaro, il cui prospicente bar Centrale, indicato come luogo per la sosta “spuntino”, viene rintracciato alla vecchia maniera: chiedendo agli abitanti. Non facevano così anche i concorrenti della Dakar? I 120 chilometri di sterrate finiscono troppo presto; poco dopo mezzogiorno siamo di nuovo al crossodromo Baldasserona e mi rendo conto, non senza un po’ di dispiacere, che il divertimento, per stavolta, è finito. Qualcuno, insaziabile, si tuffa sul percorso del crossodromo, ma io mi dico che col serbatoione e con tutta la batteria di strumenti è meglio soprassedere, vogliamo mica rischiare di ‘sporcare’ alla fine una girata che (cosa stranissima, almeno per me) è filata via liscia senza nessun incontro ravvicinato col suolo marchigiano. La due giorni non poteva finire in modo migliore, dal momento che al crossodromo troviamo ad attenderci, sorridente e completamente ristabilito, l’organizzatore Luciano Arcangeli; sapere che il suo problema è stato del tutto risolto è un sollievo per tutti, anche se ci rendiamo conto che a lui ha fatto più male non guidare con noi che non il suo fisico sofferente. Ecco finita la mia prima fatica da cronista, magari non ho soddisfatto la maggioranza di voi, che siete abituati a ben altri resoconti, pieni di “hard” ed “extreme”, ma a me è premuto di più riportare lo ‘spirito’ di questa manifestazione, piuttosto che il suo contenuto sportivo: farsi una bella dose di chilometri (alla fine saranno 320, compresa la scampagnata al fiume), immersi in una natura che più bella non si potrebbe, insieme a degli amici con cui, pur se appena conosciuti, ti sembra di aver da sempre avuto come compagni di girate e, da ultimo, riconoscere che la tua moto ti ha di nuovo regalato valanghe di divertimento.
Tenete d’occhio i social network all’hashtag “Diagonal Challenge” (si dice così, no?) e non perdetevi gli appuntamenti che sicuramente organizzerà ancora; non ve ne pentirete e, son sicuro, mi ringrazierete.

POLAND BRESLAU 2015

Germania-Polonia
Testo e foto: Paolo Baraldi

Dopo una lunga e massacrante settimana di gara con 2.148 km percorsi per la classe Cross Country, la Poland Breslau 2015 ha scritto un altro significativo capitolo nel libro del fuoristrada internazionale.
Sempre alla ricerca di un miglioramento rispetto alle edizioni precedenti, l’organizzatore e direttore di gara Alexander Kovatchev quest’anno ha voluto dedicarsi a fondo alla categoria Cross Country e in particolare alle moto per dar loro un percorso all’altezza delle più blasonate competizioni internazionali di enduro.
Il risultato è stato raggiunto con successo; ora gli enduristi europei hanno una nuova corsa espressamente disegnata per loro senza più doversi confrontare con il fango e i profondi guadi degli scorsi anni. Tracciato veloce, apprezzato anche dalle autovetture e dai camion che hanno dato spettacolo lungo le piste tedesche e polacche. I partecipanti alla Poland Breslau 2015, svoltasi dal 27 giugno al 4 luglio, si sono ritrovati per la partenza della gara in Germania a pochi chilometri da Lipsia. Il primo campo è stato allestito all’interno della vasta miniera a cielo aperto di Profen, divenuta famosa per la Baja Deutschland. Qui, dopo le verifiche tecniche, sono andate in scena le prime due tappe, in un’ambientazione lunare che ha reso ancora più particolare questo inizio di gara.
Lunedì, durante il trasferimento verso il primo bivacco polacco, la carovana della Breslau ha fatto tappa a Senftenberg per un tuffo emozionante nella storia di questa corsa. Erano più di dieci anni che qui non si svolgeva una speciale della Breslau! Nonostante le numerose difficoltà burocratiche, Alexander Kovatchev ha fortemente voluto questa location per mantenere forte il legame con la storia e la tradizione di questo rally. A Senftenberg, siamo stati testimoni di una prova speciale adrenalinica dove tutti hanno trovato il percorso adatto alla propria categoria. Nella notte, a Biedrusko, per concludere la giornata alla grande, è andata in scena la Lazer Light Challenge su di un tracciato di 72 km che ha tuffato gli equipaggi in gara nella vera atmosfera della Poland Breslau. Da qui, bivacco dopo bivacco, è stata un’escalation di adrenalina con prove speciali sempre più impegnative, immerse nel fantastico paesaggio della Polonia. I bikers hanno avuto anche più di quello che si aspettavano, tutti hanno lottato a denti stretti per arrivare all’ultimo giorno di gara e per cercare di ottenere il miglior piazzamento possibile.
A Drawsko Pomorski, ultimo campo nel giorno finale di questa Breslau, la prova speciale, come l’anno scorso, è stata dedicata alla memoria di Klaus Leihener fondatore del Rallye Breslau. Nelle moto Enduro Cross Country ha vinto l’olandese Van Bergeijk Henno su Husaberg 450 FE con soli 12,23 minuti di vantaggio (in una gara di una settimana la dice lunga su quanto la Breslau fosse agguerrita) sul connazionale Rico Van Der Sanden su KTM EXC500; terzo, con un’ora di distacco, il tedesco Frank Modl su Gas Gas Rallye EC300.

Archiviata questa elettrizzante Poland Breslau, ora le attenzioni di tutti sono rivolte alla quinta edizione della Balkan Offroad, il cui motto è “5 anni di rally, 5 montagne da attraversare”, che si svolgerà in Bulgaria dal 19 al 26 settembre; siamo tutti curiosi di vedere cosa ci aspetta quest’anno in questa splendida terra.

 

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