SWANK RALLY 2019

L’organizzazione è stata curata da Renato Zocchi, nome conosciuto nel mondo dei rally africani e nazionali che, al ritorno dalla Dakar del 1984, crea questo evento con il fratello Guido e lo sviluppa fino a farlo diventare prova del Campionato del Mondo Rally Raid, auto e moto, proprio come la Parigi Dakar.

Nel 1987 tra i partecipanti in auto, in moto e con gli assistenti e gli appassionati, furono oltre 1.000 gli iscritti al rally. A distanza di trentacinque anni “il Mito” viene riproposto da Deus Ex Machina e dallo stesso Renato Zocchi, con formula Swank Rally ossia, percorsi fuoristrada con prove speciali di abilità e regolarità auto- cronometrate, la formula Gentleman’s Rally che in due anni ha visto nove tappe nazionali ed internazionali e centinaia di partecipanti entusiasti.

Il prologo di questa riuscita prima edizione dello storico Rally di Sardegna è stato fatto partire alle 13.00 di un sabato di maggio presso il paddock del tempio della Formula Uno in Italia: l’autodromo di Monza!

Le iscrizioni per questa edizione sono state chiuse con largo anticipo nei mesi precedenti perché si è raggiunto molto facilmente il numero massimo stabilito di partecipanti, insomma, un successo anticipato e confermato no alla ne. Sempre all’interno dell’autodromo, in concomitanza era stato organizzato anche un altro importante evento motociclistico, la “Reunion” di Deus ex Machina famosa per la partecipazione di café racer con gare di accelerazione e l’esposizione di modelli unici e preparati artigianalmente.

Dopo le verifiche tecniche, il ricevimento di un welcome kit, l’ingresso nel parco chiuso e la partenza dal palco annunciata dallo speaker ufficiale.

La prima Prova Speciale consiste nel percorrere, all’interno delle aree verdi, un fettucciato enduro reso viscido da una pioggerella fastidiosa che ha battezzato indifferentemente tutti i partecipanti ed un ulteriore tratto sull’anello della storica parabolica: meno di dieci minuti ma che già hanno trasmesso molta adrenalina… leggi tutto l’articolo su Endurista 59 in edicola.

KTM 2020: la nuova era

A Bassella, piccolo comune della Catalunya situato a pochi chilometri da Barcellona, si è svolta la presentazione dei modelli KTM enduro 2020.
Siamo stati accolti dagli uomini in orange all’interno di una location incredibile per ogni appassionato di fuoristrada dove si svolge ogni anno nel mese di febbraio, una delle gare di enduro più famose della Spagna richiamando più di 1500 piloti da tutto il paese.
Sul sito web www.bassella.com potete trovare tutte le informazioni e le attività che si svolgono in questa suggestiva area circondata dalle montagne.

Le nuove EXC derivano dai modelli cross 2019 e sono riviste tecnicamente per circa il 65%

Le nuove EXC derivano dalle innovazioni fatte sui modelli cross (come sempre accade in casa KTM) e riviste tecnicamente per circa il 65%, con interessanti aggiornamenti alle sovrastrutture, alle sospensioni, al propulsore, all’elettronica e agli impianti di scarico completamente rinnovati.

Il telaio è sempre in tubi in acciaio al cromo molibdeno e mantiene l’identica geometria dei modelli precedenti ma migliorati in alcuni dettagli. Nuova la forma dei fazzoletti in alluminio che serrano la testa del cilindro al telaio, più resistenti e che contribuiscono a diminuire le vibrazioni e a migliorare la manovrabilità delle moto.

Anche il telaietto posteriore, sempre in alluminio, è stato ridisegnato con un risparmio di peso di ben 900 gr e allungato di 4 cm per adattarsi al nuovo parafango.
Sui modelli due tempi, 200 e 300 cc, il propulsore è stato ruotato di un grado verso il basso con fulcro sul perno del forcellone.
Ve ne frega qualcosa?
Certo che no, se non che questa rotazione apparentemente banale, in realtà aumenta signi cativamente l’aderenza a terra della ruota anteriore… leggi tutto il test su Endurista Magazine 59 in edicola.

INTERVIEW – GIUSEPPE ANDREANI, UNA VITA PER IL FURISTRADA

Andreani Group nasce nel 2004 dalla passione di Giuseppe Andreani, ex pilota di motocross che nel 1987 dopo oltre dieci anni di corse decise di abbandonare l’attività agonistica.
Giuseppe raccolse nella sua carriera numerosi successi, sempre nelle posizioni che contano soprattutto in ambito nazionale come la vittoria in Maglia Azzurra a Montevarchi,
nel 1982, in occasione della Coppa delle Nazioni o quando, dopo aver annunciato il suo ritiro dalle corse, vinse il Campionato Italiano 125 cc.
Ma tutta quell’esperienza non poteva andar sprecata, così nel 1990 Giuseppe diventa distributore del marchio olandese WP per l’Italia e importatore esclusivo per il territorio nazionale. Nell’autunno del 2005 la Andreani Group sigla un importante accordo con Öhlins, azienda leader mondiale nel settore delle sospensioni, affacciandosi  anche al mondo della velocità, dell’enduro e del supermotard.

Non solo sospensioni, oggi la Andreani Group realizza anche macchinari esclusivi per la revisione delle sospensioni ed è distributore di numerosi marchi del settore motociclistico, allargando i suoi orizzonti anche al mondo delle auto e delle bici.

Ciao Giuseppe, come si trasforma una passione in un’azienda leader di settore?
La passione per quello che faccio viene prima di tutto e quella per le moto c’è sempre stata. Negli ultimi anni della mia carriera da pilota professionista, mi avvicinai molto al mondo delle sospensioni. A ne carriera non avevo più voglia di rischiare e di farmi male come quando ero più giovane, così cercai di sopperire a questa lacuna con la tecnica… leggi tutta l’intervista su Endurista Magazine 59 in edicola.

MDC, Morocco Desert Challenge

Testo e foto: Alessio Corradini

Si scrive MDC, si legge Morocco Desert Challenge. Una volta era il Lybia Rally, poi è stato esiliato per via dei problemi politici e della guerra in Libia. Per qualche anno ha mantenuto il nome, sperando di tornare ed infine eccoci qui. Una gara iniziata dal nulla, con pochissimi iscritti e cresciuta fino all’undicesima edizione, diventando il rally più grande al mondo. O quasi, perché una manciata di piloti ha saltato l’appuntamento, lasciando il trono “dei numeri” alla Dakar.

Gert Duson, appassionato viaggiatore ed organizzatore di eventi proveniente dal Belgio, è riuscito a trovare la quadra tra i rally amatoriali e quelli professionali. Le quote di iscrizione sono accessibili a tutti, mentre i servizi offerti sono da prova di campionato mondiale.
Un percorso nuovo ogni anno e sempre tutto itinerante, scritto da Jean Claude Kaket.

Due i punti di forza di questa gara: zero chilometri di trasferimento su asfalto e catering da ristorante stellato. Sembra che il cibo sia una cosa poco importante in una gara, invece ha giocato un ruolo importante nella crescita di questa competizione. Mangiare bene e poter mangiare di nuovo è piaciuto a tutti. Per la cucina, la famiglia Duson è il riferimento. Detto da un italiano, dovrebbe anche valere qualcosa! È iniziato tutto con un gruppo di amici capitanati da Gert, la moglie Elisabeth ed il papà e la mamma tuttofare.

Nel mezzo, la serata con il catering più lussuoso. Carne alla brace e formaggi francesi di almeno dieci tipi diversi… a volontà.

Le verifiche tecniche si sono svolte ad Agadir, per poi partire sul bagnasciuga della Plage Blanche, duecento chilometri più a sud. Scendere ancora per una tappa e poi risalire a nord fino a Saidia, attraversando i deserti ad est della catena dell’Atlante. I luoghi sono i soliti dei rally che si svolgono in Marocco, ma l’organizzazione, l’accuratezza del roadbook ed un pacchetto sicurezza al top, ne hanno fatto una delle migliori gare in circolazione. Non avrà il fascino di arrivare a Dakar, come l’Africa Race, ma è uno dei rally più belli esistenti... leggi tutto l’articolo su Endurista Magazine 59 in edicola.

RACE – Trofeo Husqvarna con la 701 Enduro

Testo: Angelo Gambino – Foto: Press Husqvarna

“Stessa storia stesso posto stesso bar”, così cantava Max Pezzali in una canzone degli 883, parole che sembrano essere la perfetta metafora di questa avventura che, a distanza di un anno, mi vede nuovamente a Cairo Montenotte per partecipare alla seconda tappa del Trofeo Enduro Husqvarna 2019.

La Val Bormida è un palcoscenico unico per lo svolgimento del rinnovato trofeo Husqvarna, da quest’anno non più in concomitanza con le gare di regionale enduro ma una realtà propria con tante novità legate alle categorie in cui potersi iscrivere. Inoltre, proprio in questo caso, il supporto e l’esperienza del Moto Club Cairo sono sinonimo di gara di alto livello.

Rispetto allo scorso anno ho deciso di alzare il tiro, o meglio, di raddoppiare i centimetri cubici passando dalla FE350 2018 alla sella della possente Husqvarna 701 Enduro schierato nella neonata classe Dual Sport. La 701 Enduro è una motocicletta capace di rapire il cuore degli appassionati di fuoristrada ma non solo, essenziale e versatile è adatta per chi viaggia e per chi cerca il divertimento su ogni tipo di percorso come strade bianche o asfalto, senza rinunciare alla classica impostazione di guida tipica di una moto da enduro.

Questa dual sport è spinta da un motore monocilindrico da 690 centimetri cubici in grado di sprigionare 74 cavalli a 8.000 giri e un reparto sospensioni di riferimento con la forcella WP Xplor48 a cartuccia aperta, con una molla in ogni circuito e funzioni di smorzamento sdoppiate. Il mono ammortizzatore posteriore è sempre WP, con sistema a leveraggio che consente un’escursione della ruota posteriore di 275 mm.

Il telaio è a traliccio in acciaio al cromo molibdeno con forcellone in alluminio, acceleratore Ride-By-Wire con controllo elettronico della valvola a farfalla per una gestione ottimale dell’accelerazione, impianto ABS Bosch disinseribile per la guida in fuoristrada e frizione anti saltellamento Adler, garantiscono il massimo delle prestazioni e della sicurezza in tutte le situazioni di guida. Il peso complessivo in ordine di marcia è di circa 160 chilogrammi… leggi tutta la prova su Endurista 59 in edicola.

TEST ENDURO – NUOVE HUSQVARNA MY2020

Testo: Angelo Gambino • Foto: Press Husqvarna

Non semplici aggiornamenti, ma una nuova generazione di motociclette realizzate per offrire il massimo in termini di prestazioni e facilità di utilizzo, realizzate per soddisfare le

esigenze di ogni pilota, dall’amatore al professionista. Sempre più tecnologiche e performanti, le nuove Husqvarna enduro si evolvono anche grazie alle informazioni provenienti dai campi di gara di campioni del calibro di Colton Haaker, Graham Jarvis, Billy Bolt ed Alfredo Gomez.

Molte le novità, a partire dall’introduzione del nuovo modello TE 150i a completamento della gamma di motociclette a due tempi alimentate ad iniezione elettronica. Tutti i modelli sono equipaggiati di un nuovo telaio in acciaio al cromo molibdeno e rifinito con uno speciale trattamento in polvere blu, nuove geometrie che garantiscono un aumento della rigidità longitudinale e torsionale ma anche soprattutto della stabilità.

Tutto nuovo il telaietto posteriore realizzato in bra composita di carbonio di cui cambiano anche le misure: più lungo di 5 cm ed anche più leggero di 250 grammi rispetto al modello precedente… leggi tutto l’articolo su Endurista Magazine 59 in edicola.

TEST ENDURO – GAMMA SHERCO 2020

Testo: Angelo Gambino – Foto: Press Sherco

Forte di un velocissima ascesa nel mondo dell’Off Road, Sherco si conferma azienda concreta e con le idee chiare sul futuro. La conferma arriva con la presentazione sul mercato della nuova gamma enduro SE 2020, niente stravolgimenti per quest’anno ma un minuzioso lavoro di perfezionamento su tutti i modelli.

L’azienda francese si sta muovendo molto bene sia a livello commerciale che sportivo, presente in quasi tutto il mondo con una rete vendita che ricopre Europa, America del nord e del sud, Africa ed Asia e partecipando in forma ufficiale al campionato del mondo di enduro e alle più importanti manifestazioni di extreme enduro e di rally.

SHERCO FACTORY

Thomas Teissier, Direttore Generale, ci tiene a sottolineare l’importanza della comunicazione attraverso il web ed i vari canali social a completamento di un lavoro di squadra che parte da chi assembla le motociclette sino ad arrivare ai clienti che utilizzano i modelli Sherco quotidianamente e ai piloti sui campi di gara.

SHERCO RACING

La gamma proposta è oramai consolidata e vasta, ricoprendo tutte le cilindrate, dai cinquantini 2 tempi sino alle importanti cinquecento quattro tempi, con moto in grado di soddisfare le esigenze del mercato in ogni disciplina: enduro, enduro racing, super motard, trial, moto alpinismo e rally senza dimenticare la Sherco PR3 che corre nel motomondiale nella classe Moto3. Come di consueto, il nostro obiettivo è quello di approfondire tutte le novità delle nuove Sherco da enduro… leggi tutto l’articolo su Endurista Magazine 59 in edicola.

INTERVISTA A GIOELE MEONI

Testo: Michele Cotti e Giovanni Sala
Foto: Mario Pierguidi e Alessio Corradini

Lo scorso 26 marzo, un incredibile numero di appassionati provenienti da tuta Italia si è riunito presso il circuito ferrarese per assistere al confronto fra la KTM 950 Rally di Fabrizio Meoni, che venne sviluppata dall’allora capote tecnico del progetto meccanico Bruno Ferrari, (anche lui presente all’evento), e il prototipo creato dai fratelli Caprioni,

E’ per noi di Endurista motivo di orgoglio, essere stati partner dell’evento, ideato ed organizzato dal Team Kapriony presso il circuito di pomposa, in collaborazione con Gioele Meoni, figlio di Fabrizio.

Ricordiamo che il Team Kapriony, con il supporto di amici e sponsor, ha rilevato anni fa i progetti di Romeo Feliciani, storico meccanico di Fabrizio e continuato lo sviluppo del famoso bicilindrico austriaco LC8 che, ancora oggi, fa sussultare i cuori degli appassionati di tutto il mondo.

 

 

Ormai i ragazzi del TK sono diventati dei veri esperti in materia, portando i loro prototipi a gare internazionali come l’Africa Eco Race, dove hanno conquistato due podi consecutivi negli ultimi due anni nella categoria riservata alle moto bicilindriche.
 Ma non è solo di questo che vorremo parlarvi, in quanto se ne è già parlato in abbondanza sulle testate e sui social dedicati al mondo delle due ruote.

Quello che vorremo raccontarvi è, attraverso un’intervista a Gioele Meoni, figlio di Fabrizio, una storia ricca di emozioni come solo il nostro amato sport sa regalare.
Proprio per questo speciale evento, Gioele ha riesumato la storica moto (ferma ormai da tempo), per far sentire agli appassionati ancora una volta, il suono dei suoi potenti scarichi.
Veder Gioele guidare la moto del padre nelle insidiose sabbie di Pomposa è stata una grande emozione per tutti i presenti ma non solo, nella giornata di mercoledì 13 marzo, quella dedicata esclusivamente alla stampa, abbiamo avuto il piacere e l’onore di vedere in pista anche Giovanni Sala.
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VELOCI VERSO IL FUTURO: KTM TPI

Testo: Angelo Gambino
Foto: Mario Pierguidi e Press KTM

Il tempo corre sempre velocissimo e lo stesso accade a noi, nel lavoro e nella vita di tutti i giorni, sempre più veloci per cercare di stare dietro a tutto. Sembra ieri che partecipammo alla presentazione delle prime moto
da enduro due tempi ad iniezione prodotte da KTM ed ora siamo già in prossimità del lancio della terza generazione dei modelli TPI.

TP I= erogazione del motore sempre pulita, non si rischia di bruciare la candela o di ingolfare
il motore al termine di lunga discesa. La risposta del gas è sempre pronta e dosata alla perfezione, minor consumo di benzina, minor consumo di olio, minore fumosità quindi dei gas di scarico…

Nel 2017 è stato fatto il primo passo verso il futuro del motore a due tempi con l’adozione da parte di KTM ed Husqvarna di un sistema di iniezione elettronica indiretta in sostituzione del carburatore
e, come capita per tutte le novità generazionali, in questi due anni il sistema TPI è stato al centro di molte discussioni. Da una parte i puristi “Old School” fedeli al carburatore e dall’altra gli enduristi “High Tech”, pronti ad accogliere e ad integrarsi con la nuova tecnologia.

 

Nel mentre abbiamo raccolto dubbi, incertezze e chiacchiere più o meno fondate sull’argomento iniezione, chi lamenta che i TPI abbiano un’erogazione troppo magra, chi troppo reattiva al comando del gas, per nire con chi ritiene i modelli TPI poco performanti e quelli del “col carburatore non sono mai rimasto a piedi, non mi do dei dispositivi elettronici”. Che piaccia o no, in un sistema regolato dalle sempre più restrittive normative anti inquinamento l’elisir di lunga vita per il motore a due tempi si chiama iniezione.

 

 


Ormai l’elettronica è parte fondamentale della motocicletta e proprio come avviene per i dispositivi smart che utilizziamo quotidianamente, dai telefoni ai tablet, anche per le moto da enduro è necessario fare aggiornamenti del “sistema operativo”.
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TEST ENDURISTA – FANTIC 250E CASA

di Matteo “Fullgas” Montagnini
Foto: Mario Pierguidi

Sono sempre stato abituato bene dalla redazione di Endurista Magazine, avendo avuto la possibilità di provare le più recenti e desiderate motociclette da enduro, i modelli di punta dei marchi più blasonati che da anni si combattono a colpi di innovazioni.

Moto all’ultimo grido quindi, il massimo che un amatore potrebbe desiderare di avere sotto le natiche sia per le competizioni che per i giri della domenica.
Ma l’enduro non è solo come lo concepisco io, il cronometro, l’estrema o la linea da quarta piena!
 Enduro è anche strada bianca, una passeggiata tranquilla, esplorazione e perché no, anche un momento di svago per resettare il cervello dopo un’intensa giornata di lavoro in ufficio o nel traffico cittadino.

 

Bella e facile da giudare, con una potenza del motore più che sufficiente per affrontare ogni tipo di percorso e una ciclistica che non stanca il pilota durante la guida.

Mi chiedo se ci sia davvero la necessità di stringere sempre il manubrio di una “racing” e quanti di noi appassionati
in realtà, sanno sfruttare la cavalleria delle più agguerrite specialistiche da enduro di oggi.

Le mie risposte hanno avuto soddisfazione con il test della Fantic Motor (marchio resosi famoso negli anni ’80 e che raggiunse l’apice del successo con la produzione del famoso Caballero) con il modello 250 E Enduro Casa.
L’incontro con i ragazzi della redazione è nell’Appennino romagnolo, al con ne con il parco naturale delle Foreste Casentinesi dove pietre e mulattiere, hanno insegnato la dura legge del fuoristrada a tutti gli appassionati della zona.
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