INTERVISTA A GIOELE MEONI

Testo: Michele Cotti e Giovanni Sala
Foto: Mario Pierguidi e Alessio Corradini

Lo scorso 26 marzo, un incredibile numero di appassionati provenienti da tuta Italia si è riunito presso il circuito ferrarese per assistere al confronto fra la KTM 950 Rally di Fabrizio Meoni, che venne sviluppata dall’allora capote tecnico del progetto meccanico Bruno Ferrari, (anche lui presente all’evento), e il prototipo creato dai fratelli Caprioni,

E’ per noi di Endurista motivo di orgoglio, essere stati partner dell’evento, ideato ed organizzato dal Team Kapriony presso il circuito di pomposa, in collaborazione con Gioele Meoni, figlio di Fabrizio.

Ricordiamo che il Team Kapriony, con il supporto di amici e sponsor, ha rilevato anni fa i progetti di Romeo Feliciani, storico meccanico di Fabrizio e continuato lo sviluppo del famoso bicilindrico austriaco LC8 che, ancora oggi, fa sussultare i cuori degli appassionati di tutto il mondo.

 

 

Ormai i ragazzi del TK sono diventati dei veri esperti in materia, portando i loro prototipi a gare internazionali come l’Africa Eco Race, dove hanno conquistato due podi consecutivi negli ultimi due anni nella categoria riservata alle moto bicilindriche.
 Ma non è solo di questo che vorremo parlarvi, in quanto se ne è già parlato in abbondanza sulle testate e sui social dedicati al mondo delle due ruote.

Quello che vorremo raccontarvi è, attraverso un’intervista a Gioele Meoni, figlio di Fabrizio, una storia ricca di emozioni come solo il nostro amato sport sa regalare.
Proprio per questo speciale evento, Gioele ha riesumato la storica moto (ferma ormai da tempo), per far sentire agli appassionati ancora una volta, il suono dei suoi potenti scarichi.
Veder Gioele guidare la moto del padre nelle insidiose sabbie di Pomposa è stata una grande emozione per tutti i presenti ma non solo, nella giornata di mercoledì 13 marzo, quella dedicata esclusivamente alla stampa, abbiamo avuto il piacere e l’onore di vedere in pista anche Giovanni Sala.
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VELOCI VERSO IL FUTURO: KTM TPI

Testo: Angelo Gambino
Foto: Mario Pierguidi e Press KTM

Il tempo corre sempre velocissimo e lo stesso accade a noi, nel lavoro e nella vita di tutti i giorni, sempre più veloci per cercare di stare dietro a tutto. Sembra ieri che partecipammo alla presentazione delle prime moto
da enduro due tempi ad iniezione prodotte da KTM ed ora siamo già in prossimità del lancio della terza generazione dei modelli TPI.

TP I= erogazione del motore sempre pulita, non si rischia di bruciare la candela o di ingolfare
il motore al termine di lunga discesa. La risposta del gas è sempre pronta e dosata alla perfezione, minor consumo di benzina, minor consumo di olio, minore fumosità quindi dei gas di scarico…

Nel 2017 è stato fatto il primo passo verso il futuro del motore a due tempi con l’adozione da parte di KTM ed Husqvarna di un sistema di iniezione elettronica indiretta in sostituzione del carburatore
e, come capita per tutte le novità generazionali, in questi due anni il sistema TPI è stato al centro di molte discussioni. Da una parte i puristi “Old School” fedeli al carburatore e dall’altra gli enduristi “High Tech”, pronti ad accogliere e ad integrarsi con la nuova tecnologia.

 

Nel mentre abbiamo raccolto dubbi, incertezze e chiacchiere più o meno fondate sull’argomento iniezione, chi lamenta che i TPI abbiano un’erogazione troppo magra, chi troppo reattiva al comando del gas, per nire con chi ritiene i modelli TPI poco performanti e quelli del “col carburatore non sono mai rimasto a piedi, non mi do dei dispositivi elettronici”. Che piaccia o no, in un sistema regolato dalle sempre più restrittive normative anti inquinamento l’elisir di lunga vita per il motore a due tempi si chiama iniezione.

 

 


Ormai l’elettronica è parte fondamentale della motocicletta e proprio come avviene per i dispositivi smart che utilizziamo quotidianamente, dai telefoni ai tablet, anche per le moto da enduro è necessario fare aggiornamenti del “sistema operativo”.
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TEST ENDURISTA – FANTIC 250E CASA

di Matteo “Fullgas” Montagnini
Foto: Mario Pierguidi

Sono sempre stato abituato bene dalla redazione di Endurista Magazine, avendo avuto la possibilità di provare le più recenti e desiderate motociclette da enduro, i modelli di punta dei marchi più blasonati che da anni si combattono a colpi di innovazioni.

Moto all’ultimo grido quindi, il massimo che un amatore potrebbe desiderare di avere sotto le natiche sia per le competizioni che per i giri della domenica.
Ma l’enduro non è solo come lo concepisco io, il cronometro, l’estrema o la linea da quarta piena!
 Enduro è anche strada bianca, una passeggiata tranquilla, esplorazione e perché no, anche un momento di svago per resettare il cervello dopo un’intensa giornata di lavoro in ufficio o nel traffico cittadino.

 

Bella e facile da giudare, con una potenza del motore più che sufficiente per affrontare ogni tipo di percorso e una ciclistica che non stanca il pilota durante la guida.

Mi chiedo se ci sia davvero la necessità di stringere sempre il manubrio di una “racing” e quanti di noi appassionati
in realtà, sanno sfruttare la cavalleria delle più agguerrite specialistiche da enduro di oggi.

Le mie risposte hanno avuto soddisfazione con il test della Fantic Motor (marchio resosi famoso negli anni ’80 e che raggiunse l’apice del successo con la produzione del famoso Caballero) con il modello 250 E Enduro Casa.
L’incontro con i ragazzi della redazione è nell’Appennino romagnolo, al con ne con il parco naturale delle Foreste Casentinesi dove pietre e mulattiere, hanno insegnato la dura legge del fuoristrada a tutti gli appassionati della zona.
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TEST ENDURISTA – Giò Sala prova la KTM 790 Adventure R

Testo: Rodolfo Maraldi e Giovanni Sala
Foto: Alessio Corradini e Mario Pierguidi

Dopo una lunga attesa da parte del pubblico, finalmente KTM presenta la 790 Adventure R, la versione Racing del modello 790 Adventure.
 Il marchio austriaco infatti, come già in passato è accaduto, ha sviluppato due modelli che condividono la stessa base, la KTM 790 Adventure, il modello sportivo dalla genetica Off-Road e la versione “R” cioè Racing, una moto da fuoristrada che consente però di viaggiare con comodità anche su asfalto.

 

Finalmente una moto da off-road senza compromessi e che permette anche di viaggiare comodamente.
 La 790 R utilizzata per questo test ci è stata fornita dal Team Kapriony a cui l’abbiamo sottratta prima che cominciassero a smontarla per creare l’ennesima creatura dei deserti.

 

La nuova sfida di Paolo e del Team Kapriony è quella di portare la KTM 790 Adventure R alla prossima edizione dell’Africa Eco Race.

 

Per suggellare questa occasione speciale abbiamo avuto la fortuna di aver un tester d’eccezione e anche sufficientemente esperto in materia, un certo Giovanni Sala. Prima di addentrarci nelle sensazioni di guida del Giò nazionale, anzi, internazionale, partiamo con elencarvi alcuni pregi e difetti di questa 790 Adventure R.

Era una delle prove più attese dell’anno, non vedevamo l’ora di provarla e l’occasione giusta è stata quella dell’evento organizzato da Paolo Caprioni e il suo Team con il supporto di Gioele Meoni, figlio di Fabrizio, nelle insidiose sabbie all’interno del circuito di Pomposa (FE).
La nuova 790 Adventure R, completa la gamma “Travel” di KTM e si pone a metà strada tra la monocilindrica 690 Enduro R e l’ultima nata Adventure 1090 R.

Sebbene ultimamente le moto Adventure abbiano guadagnato in termini di potenza e di peso, questa volta KTM ha realizzato una moto più compatta e dalle dimensioni più contenute, versatile e con un focus orientato al fuoristrada.
Il propulsore bicilindrico KTM 790 Adventure R è il famoso LC8, già utilizzato sulla 790 Duke, ma adattato all’uso in fuoristrada. I tecnici KTM hanno lavorato per avere una maggiore spinta ai bassi regimi ottenendo 88 Nm di coppia.
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TEST ENDURISTA – Beta 200RR

Perché piccola ma non troppo? Una cilindrata ibrida, a metà tra l’irruenza giovanile della 125 e la potenza della 250, una moto pensata per chi ama fare Enduro vero, maneggevole e potente al punto giusto e con un sacco di doti nascoste che ora andremo a raccontarvi.

La Beta RR 200 è un segmento che non necessita che siate sicamente preparati al punto da poter domare una 250 e nemmeno abbiate l’esperienza per far “gridare” un 125. Prima però facciamo un passettino indietro per farvi capire in quali condizioni abbiamo messo alla frusta questo giocattolo per bambini adulti.

Snella tra le gambe, livrea racing, maneggevole e potente al punto giusto

Siamo nel cuore dell’Appennino romagnolo, nelle zone dove sono cresciuto enduristicamente parlando, in uno degli anelli tra i più insidiosi dove si possano mettere i tasselli. Stiamo parlando di una mulattiera davvero estrema, stretta, molto verticale e caratterizzata da sassi e gradini a volontà chiamata “Pirotini”.

Come già detto, un posto che conosco come le mie tasche, temuto da tanti e scalato da pochi. Evitato dalla maggior parte degli Enduristi locali, su queste pietre ho assistito a numeri funambolici, lanci di moto, imprecazioni, cadute e gesta da raccontare ai posteri, quindi la location più indicata secondo noi per svolgere questo test.

L’enduro rende liberi… quantomeno di sognare!

Testo Angelo Gambino – Foto Lorenzo Refrigeri

E’ un paesaggio unico quello che risplende alle prime luci dell’alba tutto intorno al monte Beigua, ed il sorgere lento del sole sembra poter cancellare tutto d’un tratto il freddo di una notte appena trascorsa in tenda. Sono circa le 07:00 di mattina, siamo a 1.200 metri ed il silenzio della natura che ci circonda è interrotto dal solo scoppiettare del fuoco, sullo sfondo le nostre moto, bianche di brina e pronte a ripartire.

Mi son venute in mente le avventure dei protagonisti del film Stand by Me o di Tom Sawyer  e Huckleberry Finn, piccole grandi avventure dal sapore genuino, semplici, e da vivere almeno una volta, ma non solo nell’età della giovinezza, meglio ancora se dopo i quaranta, quando tutto diventa un po’ più lento e complicato da organizzare anche solo mentalmente.

Palcoscenico di questa avventura è la Liguria e più precisamente il territorio di Varazze, piccola cittadina del savonese, regista Vanni Oddera. La proposta è di fare un giro di enduro per scoprire la bellezza di questa regione, capace di unire in spazi ristretti l’alchimia del mare a quella della montagna.

 

 

Dalla spiaggia sino ad arrivare alle cime del monte Beigua, pernottamento in tenda e rientro ai furgoni con le prime luci dell’alba. Impossibile dir di no. E’ febbraio e la bella giornata di sole scalda i nostri animi ed anche quelli di alcuni turisti accorsi sulla spiaggia incuriositi da due moto da enduro che giocano sulla sabbia. Foto di rito e grazie al supporto degli amici di Varazze Outdoor attraversiamo il centro storico del bel borgo ligure e ci addentriamo, con le dovute autorizzazioni, lungo i sentieri dell’entroterra savonese.

Da li in avanti quattro ore di enduro, dal livello del mare ai 1200 metri della nostra meta attraverso le borgate di Casanova, Faie, Pratorotondo  in un misto di paesaggi unici che solo pochi posti sono in grado di offrire e che meritano diverse soste per poter godere dello spettacolo circostante.

E poi arriva la neve che in un istante ci fa tornare bambini in sella alle nostre moto; l’imbrunire e subito dopo la notte. Con l’aiuto di qualche amico di Pontinvrea allestiamo il campo base, si monta la tenda, si accende un fuoco e finalmente qualcosa di caldo da mangiare per rifocillarci.

Si tira tardi il più possibile con il fuoco che ipnotizza e tiene compagnia. Poche ore di sonno, fa freddo sì ma in fondo nemmeno così freddo. La moto da enduro è anche questo, prendersi la libertà di partire dal mare ed andare a dormire sulla cima di un monte.

EXTREME ALESTREM – La mia avventura da professionista

Testo: Sonny Goggia – Foto: Press Alestrem

Sabato 19 e domenica 20 gennaio 2019 si è svolta la quinta edizione della “ALESTREM”, la prima competizione di enduro estremo della stagione, che si svolge ad Alès in Francia e strutturata su due giorni di gara. Il sabato due prove, una la mattina con il prologo per le qualifiche e quella superenduro nel pomeriggio.

La domenica invece si volge la gara estrema vera e propria.

La mia avventura francese inizia pochi giorni prima della gara quando il mercoledì mi arriva dalla redazione di Endurista la comunicazione della possibilità di partecipare alla gara nella veste di inviato.
Notizia bomba! Adrenalina allo stato puro prima, che lascia brevemente spazio subito dopo ad un po’ di smarrimento, quando realizzo che non potrò utilizzare la mia moto in gara in quanto non ancora immatricolata. Condivido la mia situazione di panico con Ivan Franzi, un mio carissimo amico che, senza pensarci troppo decide di prestarmi la sua Husqvarna. Il giovedì lo passiamo a sistemare e regolare la moto cercando di utilizzare gli stessi setting della mia TE 300, carichiamo tutto il necessario per la trasferta nel mio furgone e a mezzanotte finalmente riesco ad andare a dormire per qualche ora.

 

 

La sveglia suona qualche minuto prima delle 05:00, un caffè al volo e parto in direzione della Francia. Lungo il tragitto carico Matteo, un amico che mi darà supporto per la logistica di gara e finalmente dopo circa otto ore di viaggio arriviamo al circuito del Pol Mecanique, l’area destinata al paddock.
Dopo esserci sgranchiti le gambe per bene andiamo a vedere il percorso del prologo allestito, davvero bellissimo, diversi tratti hard facoltativi, sassi enormi e salite ripide alternate a tratti più veloci e con ostacoli artificiali. Insomma c’è davvero tutto quello che piace a me.

 

 

Dalle 15 del venerdì hanno inizio le operazioni preliminari classiche poi moto in parco chiuso. La sera per cena siamo un bel gruppetto di piloti italiani, tutti insieme nel centro di Alès, una cittadina carina e abbastanza viva senza essere troppo caotica.
Sabato alle ore 9:00 ha inizio con il prologo: un percorso a tempo che si può ripetere per due volte e dove solo il migliore dei due tempi viene tenuto in considerazione… leggi tutto l’articolo su Endurista 57 in edicola.

MOTOTRIP: se lo conosci ti stanca, se non lo conosci ti spezza

Testo: Ricky Ciani – Foto: Press Mototrip, Lucia Barbanera, Ricky Ciani e Hibiki Sawada

Il 34° Mototrip è l’evento più coinvolgente di questo inizio stagione, l’ideale per aprire l’anno nel migliore dei modi, ed io, ovviamente, non posso rinunciarvi.

Purtroppo, però, mi sono infortunato al lavoro ad un ginocchio ed il mio bicilindrico sta subendo importanti riparazioni. Decido, quindi, di partecipare con la mia specialistica, un Honda 250 4t, con la quale sarò più agile anche per le foto e, soprattutto, non solleciterò il ginocchio malandato con una moto da 200kg.

Per non rischiare ulteriori danni e rimanere fedele agli amici, mi iscrivo nella categoria bicilindrici, per la quale Walter Tarroni ha tracciato un percorso off road specifico per Maxienduro, sicuramente più scorrevole di quello per le specialistiche, e con un pizzico di adveturing.

La domenica mattina sulle 7:00 del mattino mi avvio verso la piazza B. Buozzi assieme a Rodolfo e, dopo una buona colazione offerta dallo staff, le nostre strade si dividono perché Rodolfo, al contrario di me, seguirà le specialistiche.

Mentre mi aggiro per la piazza, iniziano ad arrivare i primi variopinti e folcloristici piloti dello staff che seguiranno il percorso e daranno vita ad uno show davvero unico durante gli hard più impegnativi.

Mentre cerco il gruppo dedicato alle bicilindriche, mi ritrovo circondato da un gruppo di ragazze con pettorine e stivali dall’aspetto molto rancing. Hanno un piccolo gazebo con scritto “Lady Enduro”.

 

 

Il Lady Enduro project nasce nel 2013, (ndr.: dopo la mitica sixday in Sardegna) per dare un supporto alle ragazze che intendono avvicinarsi al mondo delle gare di Enduro.

Fondata da Anna Sappino (pilota) e Alessandro Dario (coach) inizialmente per dare una base logistica alle nuove ragazze, col passare degli anni, è diventata anche allenamento specifico e scuola per le principianti e le giovanissime.

Ad oggi si contano una trentina di iscritte, sparse un po’ in tutto il nord Italia, dalle mini (6 anni) alle più mature. Partecipano anche al campionato ita/Minienduro, reg. Piemonte e ita under 23/senior, dove è riconosciuta da tempo la categoria lady.

Da dietro al gruppo spunta anche Hibiki Sawada, pure lui reduce da un infortunio alla clavicola in fase di guarigione. Un gruppo strepitoso di circa 400-500 specialistiche si prepara a partire per un viaggio alla scoperta del territorio Ternano, e noi al seguito capitanati da Walter Tarroni… leggi tutto l’articolo su Endurista 57 in edicola!

ELABORAZIONI – La KTM Extreme di Max Suspension

Ready to Race e più arancione delle arancioni ufficiali, ecco la R“-26 mm”, una special da enduro realizzata sulla base della KTM EXC 250 TPI 2019 e nata dalla collaborazione tra la concessionaria Cabutti Motor Dealer WP ed i fratelli Massimo ed Alessandro Ravetta in arte Max Suspension.

 

 

L’idea ci è piaciuta subito, una moto pensata per essere utilizzata in situazioni di hard enduro e che viene preparata e cucita addosso a chi cerca una moto facile, performante e soprattutto con un’altezza da terra ridotta.

 

Sulla -26 mm non viene montata la ventola di raffreddamento perché all’interno del radiatore viene utilizzato un liquido specifico all’alcol glicolico che garantisce un punto di ebollizione molto elevato, in pratica a 100° possiamo permetterci di aprire il tappo del radiatore senza rischiare nulla.

 

Prima di affidarla alle attenzioni del nostro tester extreme Sonny Goggia l’abbiamo voluta scoprire poco alla volta, dettaglio dopo dettaglio nel corso di una chiaccherata con Max “Suspe” Ravetta, proprietario ed utilizzatore di questa special:

“La -26 mm è la mia moto personale e rappresenta la numero 1 di questo progetto condiviso con l’amico Piero Cabutti.
Il mio mestiere é quello di preparare sospensioni, siamo un WP Service Point uf ciale ed insieme a mio fratello Alessandro, dopo svariati anni di gare nei campionati di enduro, per il 2019 abbiamo pensato di correre nel campionato italiano di Enduro Extreme con una moto preparata appositamente.

Sfruttando quella che è la nostra esperienza nel mondo delle sospensioni e con un occhio di riguardo verso le richieste dei clienti e della concessionaria Cabutti Motor, abbiamo realizzato una moto Ready To Race specifica per l’estremo, e quindi ecco la nascita della “-26 mm”. leggi tutto l’articolo su Endurista 57 in edicola.

VANNI ODDERA prova la KTM Freeride E-XC 2019

Il test con Vanni Oddera e Angelo Enduro Blogger sulle pagine di Endurista n.57.
Acquista la tua copia in edicola o su: www.enduristamagazine.com

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