INTERVIEW: L’ultima Dakar Gerard Farres Story

Difficile raccontare una Dakar, tale è l’oceano di emozioni e riflessioni vissute, al punto che la mente non riesce poi a catalogarle tutte. L’esperienza Dakar è senz’altro unica e devastante a livello umano e sportivo, se poi la si affronta affiancando un grande uomo e campione come Gerard Farres diventa davvero indimenticabile.

Ho conosciuto Farres nel 2015, mentre facevo l’apripista al Transanatolia Rally, esperienza stra- ordinaria vissuta al fianco di campioni di calibro assoluto in un territorio sorprendente per natura, varietà e difficoltà. Il rb elaborato da G. Fantoni era ben fatto, quindi mi permetteva di tenere un ritmo elevato e segnalare i punti molto pericolosi con “Red Stone” (coloravo di rosso le pietre come riferimento visivo) cosa che Gerard e gli altri concorrenti, sia professionisti che amatori, apprezzarono molto. Poi l’esperienza all’Hellas e Panafrica 2016 dove proprio Farres mi chiese di testare il rb in sua vece. Da lì l’incontro con M. Puertas e l’inizio della collaborazione con Himoinsa Team.

Due anni dopo mi ritrovo a Lima, luogo di partenza della DK18 con Victor e Margot (addetto stampa e assistente Himoinsa) alle veri che Pass Stampa. Il Paddock è enorme, non sono abituato a questa vastità, nonostante ormai abbia visto molto dei rally internazionali. Il Paddock è enorme, non sono abituato a questa vastità, nonostante ormai abbia vi- sto molto dei rally internazionali.

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Camion, elicotteri e aerei, tutti logistica- mente parcheggiati secondo precise regole che vengono gestiti da ragazzi velocissimi in moto e che accompagnano tutti i team nelle rispettive aree. Non si entra senza braccialetti o pass, i controlli non sono visivi ma tramite un chip elettronico che valuta la tua idoneità ad entrare. Verde ok, rosso stai fuori, tutti sono gentili ma irremovibili, in un gigantesco Tour de France…leggi tutto l’articolo su Endurista 51 in edicola

Testo: Romano Caviglia Foto: Press Himoinsa

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